martedì 14 aprile 2009

Letti in un sorso

Con questo racconto ho partecipato, nel 2008, al Concorso Letterario Santa Margherita: Letti in un sorso, in associazione con le Librerie Feltrinelli. E' stato pubblicato sul sito ufficiale del concorso come "racconto del giorno" a questo indirizzo:
Concorso letterario Santa Margherita - Racconto del giorno
In ogni caso, onde evitare di perdere il racconto nella rete, lo recupero qui...

Hugh era nel locale già da mezzora, quando si accorse di Ariel. Era seduta da sola nell'angolo più esposto della sala, fronte alla porta. Tavolo con vista sulla strada. Oltre l'immensa vetrata che creava un duplice effetto acquario. Come pesci in una vasca trasparente, i clienti osservavano il movimento dei propri simili là fuori. E viceversa.
Occhi piantati sul rapido avvicendarsi di passanti distratti, ad Ariel non sfuggiva niente. Nessuno. Sapeva che lui non sarebbe venuto. Lo sapeva ma non aveva voluto ascoltare il suo istinto. Non ci si rassegna mai a perdere la persona che si ama, nemmeno se questa offre continue prove del suo disinteresse.
Ariel continuava ad osservare la strada, mentre con le dita tamburellava lievemente sul bicchiere di vino rosso ancora intatto. Non suonava. Soltanto un breve rintocco ad ogni colpetto di polpastrello. Lo stesso rumore del tempo, pensò Ariel. Una clessidra alcolica al termine della quale si sarebbe arresa. Lui non la amava.
Decise di non attendere oltre, e di bere un primo sorso, ma non provò alcun piacere. Aveva consumato tutta l'attesa e non le restava nemmeno il gusto di brindare. Non c'era nessun secondo bicchiere con cui scambiare promesse o speranze. Avrebbe preferito perfino celebrare un addio, ma farlo faccia a faccia. Non così.
Quando Ariel chiamò il cameriere, questi per recarsi al suo tavolo aprì un varco nella gente che affollava il locale. Fu così che gli occhi di Hugh notarono quella mesta ragazza con la testa tra le mani, troppo distratta per accorgersi che il cappotto le era caduto in terra ed ora giaceva accasciato tra i piedi della clientela.
Hugh fu rapito forse dai suoi gesti eleganti, forse dal caschetto castano o dalla pelle candida o dalle labbra rosse che risaltavano dall'oscurità dell'abbigliamento nero come una fiaccola nell'ombra. O, forse, era l'ostinazione con cui squadrava il passeggio del mondo al di là del vetro, un universo parallelo in cui stentava a riconoscere facce.
Hugh poteva scorgere le gambe bianche di Ariel. La gonna a metà lunghezza e un paio di ballerine. Hugh pensò che dovesse essere un'ammiratrice di Audrey Hepburn, ma ben lontana dalle mille pallide imitazioni. Lei aveva personalità. Hugh adorava lo stile e la vivacità dell'attrice, anche se i suoi amici preferivano di gran lunga l'esuberanza e le forme di Marylin Monroe.
Hugh decise che quella brunetta triste era la sua Audrey. Aveva appena addentato la torta. Sembrava quasi che si vergognasse di mangiare, in un luogo in cui tutti si recavano per bere, e che per questo ora teneva gli occhi sul piatto e la schiena ricurva. Come tentasse di rendersi invisibile.
Hugh si fece coraggio con un sorso di vino e poi, con il bicchiere in mano, si avvicinò a lei. Tossì, per richiamare la sua attenzione.
Ariel sollevò lo sguardo. Che bel ragazzo, pensò, e arrossì. L'unico uomo sotto i trent'anni che non si sforzava di somigliare a Marlon Brando. Giacca di flanella, cravatta e mocassini. Capelli biondi ordinati in una piega ondulata sul lato destro.
-Mi scusi- esordì Hugh. Indicò il cappotto, inerte sul pavimento. Poggiò il bicchiere sul tavolo e si piegò a raccogliere il soprabito. Lo porse ad Ariel, che ringraziò con un filo di voce. Che modi cortesi, disse a se stessa mentre osservava lo sconosciuto inginocchiarsi per lei. Fiutò il suo profumo di bucato e vaniglia.
-Sta aspettando qualcuno?- le chiese Hugh, facendosi intraprendente.
Ariel scrollò le spalle, meditando per un istante sulla risposta più adeguata e sincera.
-Non ne sono certa-
-Perché i miei amici sono dovuti andar via e... Ecco, è un peccato bere un vino così buono da soli...-
Ariel osservò il proprio bicchiere. Anche Hugh lo osservava. Lo sapevano entrambi. Un'occasione sprecata, forse due.
–Non ha sapore- rispose -Non è vero?-
Ariel e Hugh si guardarono in viso, in silenzio, passando oltre.
-E' come la vita- dissero in coro, all'unisono.
Ariel socchiuse la bocca rossa di stupore. Invitò Hugh a sedersi. Da quel momento, non aspettò più nessuno.

1 commento:

  1. Scorre come un sorso d'acqua di montagna, veloce e gustoso, fresco e piacevole. Thai

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