venerdì 7 giugno 2013

L'uomo che attraversò il tempo per me a 2,99 €



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AATI 2013 - Dietro e oltre le sbarre: arte, catarsi e libertà in Cesare deve morire dei fratelli Taviani







E' stato presentato alla Conferenza annuale AATI, che quest'anno si è tenuta a Strasburgo (30 maggio - 4 giugno 2013), il mio contributo su Cesare deve morire dei fratelli Taviani.
Qui di seguito, l'abstract.

Il presente articolo è incentrato su un’analisi critica al film Cesare deve morire, diretto da Paolo e Vittorio Taviani nel 2011. In particolare, si indaga la rilevanza pedagogica del film secondo una duplice chiave di lettura: una legata al suo valore sociale e politico (Andrew, 2012) rispetto alla attuale società italiana, e una meta-cinematografica (Bergson, 1922; Rothwell in Wells, 1986; Hatchuel, 2004) connessa con il significato stesso di arte. Cesare deve morire racconta l’allestimento del Giulio Cesare di Shakespeare all’interno del carcere italiano di Rebibbia, con i detenuti stessi in veste di attori. Punto chiave è proprio il valore dell’esperienza cinematografica e scenica per gli interpreti dell’opera shakespeariana. I fratelli Taviani hanno scelto la compagnia dei detenuti per interpretare se stessi in una realtà autentica seppur chiusa in una cornice di finzione. Forse ancora utopisti ed esagerati (Miccichè, 1997; Zagarrio, 2004) per la poetica del loro cinema e la dimensione assoluta dell’esperienza cinematografica, i fratelli Taviani spostano l’attenzione sul concetto di arte liberatrice, risanatrice, purificatrice e creatrice. Nel Giulio Cesare, i detenuti/attori rivivono se stessi con accenti, mimica e gestualità del proprio essere, del passato e delle radici. L’arte diventa una purificazione dell’anima (Taviani, 2011), una catarsi, un modo di astrarsi dalla realtà e proiettarsi anche fuori dalle proprie colpe. Un’espiazione che si compie, esaurendosi, sulla scena, per portare una inevitabile consapevolezza, ma anche a un’inaspettata speranza: “da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione” (Taviani, P., Taviani V., Cesare deve morire, 2011).