domenica 21 dicembre 2014

The Homesman, la recensione per "Orizzonti di Gloria"

La mia recensione di The Homesman, per "Orizzonti di Gloria"


Dopo Le tre sepolture, Tommy Lee Jones torna a dirigere un western tutto al femminile, affidandosi alla grande prova di Hilary Swank. Una storia di donne sole, volitive, sull’orlo della follia, ma anche un viaggio nei sentieri di un west che non esiste più. 

Mary Bee Cuddy (Hilary Swank) sopravvive alla frontiera. Questo non è un paese per donne. O meglio, non è un paese per tutte le donne, quando la non aderenza alle convenzioni, il rifiuto di esse come l’incapacità di adattamento all’ambiente, alla violenza, la ribellione, portano all’esclusione. È quasi una legge antropologica, quella che fa del “diverso” il capro espiatorio. Il vecchio (nuovo?) west è un paese per mogli accondiscendenti, o madri silenziose.  ...

Per leggere la recensione: Orizzonti di gloria.

venerdì 19 dicembre 2014

"Ida", recensione per Orizzonti di gloria

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Continua la mia collaborazione con il magazine di cinema Orizzonti di gloria. Segnalo la recensione sul film Ida, dal titolo "Identità e memoria":

Pawel Pawlikowski torna nella sua Polonia per raccontare la storia, ambientata negli anni Sessanta, della novizia Anna che, saputo di essere ebrea, decide di riscoprire il suo passato e le sue radici. Vincitore del titolo di miglior film agli EFA, gli Oscar del cinema europeo.

Polonia, 1962. Anna (Agata Trzebuchowska, alla sua prima prova cinematografica) è una novizia. Vive nel convento dove, come orfana, è cresciuta. Prima che prenda i voti, tuttavia, la madre superiora la invita a incontrare la sua unica parente ancora in vita, zia Wanda (Agata Kulesza), che negli anni si era sempre rifiutata di prendersi cura di lei. Pur con qualche perplessità Anna obbedisce, intraprendendo un viaggio che la porterà più lontano di quanto lei stessa possa pensare. Wanda è speculare ad Anna: dura, pragmatica, dai modi e dalle parole spicce. La scoperta che Anna, in realtà, si chiama Ida, e che è ebrea, non accade come un colpo di scena, ma come l’inizio di un’avventura interiore. È solo la premessa di un film, apparentemente lineare ma estremamente complesso, che ruota tutto attorno alla scoperta dell’identità, non solo di Anna/Ida, ma di un’intera nazione. ...

Per leggere l'articolo: Orizzonti di gloria.

domenica 7 dicembre 2014

Videorecensione della novella "L'amore è un rito"


Un ringraziamento particolare a Sveva Morelli, che ha curato una bellissima videorecensione della mia novella L'amore è un rito, edito da Triskell Edizioni.

Ricordo che il romanzo è disponibile in ebook (2.99 €) presso tutte le piattaforme digitali, tra cui Amazon.
Qui di seguito, la videorecensione.


sabato 6 dicembre 2014

"Francoforte è una girandola". Un nuovo racconto per EspressivAmente





Altro racconto pubblicato, per la rivista accademica EspressivAmente, che riserva i propri spazi anche alla produzione artistica originale.
Qui di seguito, l'incipit di Francoforte è una girandola:


"Vive. Uno strascico austero che paluda la strada. Vive e, pensa, una volta sapeva sentire. Cose. Profumi. Ricordi. Fruscii. Simone cammina e ogni giorno è una città nuova, estranea, vuota ma pronta ad accoglierlo. Il viaggiatore impenitente capace di costruire ponti tra il successo e l’infinito. Poi la conosce. Lei. Deve incontrarla, come un passo invisibile, inevitabile, inconsapevole. Ha girato a vuoto così tante volte da non riconoscere più il nord dal sud. Origine da destinazione. A stento si tiene in piedi, la bussola interiore impazzita dagli eventi.
Dall’altra parte, come una calamita naturale, lei se ne accorge. Lei lo sa già. È una qualsiasi giornata di maggio e non c’è nemmeno il sole. Tra sei miliardi di persone, tra le indefinite migliaia che transitano nell’aeroporto di Francoforte, la possibilità di incrociare la strada della tua anima gemella è zero. Virgola uno. Perché è ciò che accade". ...


Per leggere il racconto: Francoforte è una girandola.

martedì 2 dicembre 2014

"Tra le sbarre: arte, catarsi e libertà in Cesare deve morire dei fratelli Taviani"



E' stato appena pubblicato il mio articolo Tra le sbarre: arte, catarsi e libertà in Cesare deve morire dei fratelli Taviani, per il Journal "Espressivamente" (1, 2014). Questo articolo era stato presentato in forma di research paper alla AATI Conference 2013.

Abstract
Il presente articolo è incentrato su un’analisi critica al film Cesare deve morire (2011), di Paolo e Vittorio Taviani. In particolare, si indaga la rilevanza pedagogica del film secondo una duplice chiave di lettura: una legata al suo valore sociale e politico (Andrew, 2012) rispetto alla attuale società italiana, e una meta-cinematografica (Bergson, 1922; Rothwell in Wells, 1986; Hatchuel, 2004) connessa con il significato stesso di arte.  



Cesare deve morire racconta l’allestimento del Giulio Cesare di Shakespeare all’interno del carcere italiano di Rebibbia, con i detenuti stessi in veste di attori. Punto chiave è proprio il valore dell’esperienza cinematografica e scenica per gli interpreti dell’opera shakespeariana. I fratelli Taviani hanno scelto la compagnia dei detenuti per interpretare se stessi in una realtà autentica seppur chiusa in una cornice di finzione. Forse ancora utopisti ed esagerati (Miccichè, 1997; Zagarrio, 2004) per la poetica del loro cinema e la dimensione assoluta dell’esperienza cinematografica, i fratelli Taviani spostano l’attenzione sul concetto di arte liberatrice, risanatrice, purificatrice e creatrice. Nel Giulio Cesare, i detenuti/attori rivivono se stessi con accenti, mimica e gestualità del proprio essere, del passato e delle radici. L’arte diventa una purificazione dell’anima (Taviani, 2011), una catarsi, un modo di astrarsi dalla realtà e proiettarsi anche fuori dalle proprie colpe. Un’espiazione che si compie, esaurendosi, sulla scena, per portare una inevitabile consapevolezza, ma anche a un’inaspettata speranza: “da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione” (Taviani, P., Taviani V., Cesare deve morire, 2011).


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