venerdì 3 aprile 2015

"Wild": recensione per Orizzonti di gloria


Jean-Marc Vallée conduce Reese Witherspoon verso una maturità espressiva e di interprete lontana dai dettami Hollywoodiani. Wild è il ritratto di una donna in cerca di sé, nonché una storia di viaggio e solitudine negli impervi e simbolici paesaggi americani.

Cheryl (Reese Witherspoon) si lamenta. La sua voce affaticata è la prima cosa che percepiamo, il primo elemento umano in Wild. Poi, una mano. Uno scarpone. La cima di una montagna. Cheryl si strappa via un’unghia. E ancora la montagna la punisce, e poi la accoglie, e la sfida, segnando con i suoi simboli naturali (il sole, la sabbie, il vento, le rocce, i serpenti) e occasionali incontri di un viaggio verso il riappropriarsi dell’identità personale e femminile.
E questa è la prima immagine che il regista di Wild, Jean-Marc Vallée, ci restituisce di Cheryl: quella di una donna sofferente ma determinata, con un paesaggio sterminato e incolto davanti a sé e un altro alle proprie spalle. Capiamo da subito che è una tosta, di quelle donne che non si fermano davanti a niente.

La recensione completa su Orizzonti di gloria.

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