lunedì 18 maggio 2015

"Il richiamo delle onde (Stranger Town)": invito alla lettura #2


In occasione della quinta tappa del blogtour dedicato a Il richiamo delle onde (Stranger Town) - e che sarà incentrata sulle citazioni - un breve estratto. Invito alla lettura...

Il sindaco ha invitato tutti a non lasciare Stranger Town finché dura la bufera, perché le strade sono paralizzate e si rischia di rimanere bloccati in mezzo alla neve. Quindi, niente da fare, almeno per oggi.
Un’altra giornata in questo paesino. Se non due. Chissà quanto ancora dovrà nevicare, prima che Daniel ed io possiamo tornare alle nostre vite, e quindi eternamente separarci, per sempre.
È strano. C’è stato un tempo in cui avrei dato l’anima per vivere una situazione come questa: Daniel ed io soli, insieme, dove nessuno ci avrebbe mai potuto disturbare, mai scoprire, mai condannare. C’è stato quel tempo, solo che è scorso via, e me ne rendo conto appena adesso. Perché ciò che desideravo è accaduto, le lancette si sono interrotte col primo fiocco sulla strada e questo piccolo dono dovrebbe darmi modo di riflettere. Ancora. Di non precipitare. Di tornare sui miei passi. Magari su quelli di Daniel. Riconciliarci.
Assurdo. Proprio quando ho già deciso il mio destino e vorrei guardare avanti, senza farmi tentare.
Ho indossato una corazza per proteggermi da lui e da tutti gli altri come lui. Ho chiuso una porta che non posso, anzi non voglio, aprire di nuovo. Mi impedisco di provare ancora amore per lui, di farmi incantare dalle sue parole, dai suoi gesti, dal quel suo modo di prendermi. Dalla sua irruente sincerità. Le sue, le mie debolezze. Mi rifiuto di caderci ancora dentro. Forse è per questo che, quando lui si avvicina a me e cerca un qualsiasi contatto, io lo respingo. È per questo che gli rifilo battute taglienti. Per questo mi difendo. Daniel è quel tipo di persona che, se hai l’imprudenza di abbassare le difese, ti infila senza nemmeno chiedere permesso.
Dubito che lui comprenda questo mio tormento, ma credo che a un certo livello gli piacciano entrambe le mie facce. Che sono un’indifesa, una romantica, una sognatrice. Una creatura mai del tutto sbocciata, desiderosa di crescere e bisognosa di una mano a cui stringermi durante il volo.
E poi che sono schietta, puntigliosa. Un’anima irta di spigoli. Che per avermi si deve rincorrermi. Che la mia mente non è un soprammobile, e posso non essere appariscente, ma di certo non faccio tappezzeria.

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